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Abbazia

“Il Monastero si costruisca, possibilmente, in modo da potersi trovare tutto il necessario, cioè l’acqua, il mulino, l’orto e gli ambienti per le varie attività, così che i monaci non debbano girovagare fuori, cosa che non recherebbe alcun vantaggio alle loro anime”. Queste parole del capitolo LXVI della Regola di San Benedetto sono state basilari per la costruzione dei monasteri, tanto che tendenzialmente mai da esse ci si è allontanati, nonostante l’evoluzione del tempo e le numerose riforme. La struttura architettonica, infatti, doveva e deve rispettare le esigenze della vita claustrale, fatta di lavoro e di preghiera, per consentire al monaco di raggiungere lo scopo della sua vocazione. A Casamari non c’è traccia dell’antico monastero benedettino; sappiamo, però, che nel secolo XI la chiesa fu ampliata dall’abate Giovanni I secondo i canoni dell’architettura romanica e che, in seguito alla riforma cistercense, l’abbazia fu rifatta, rispettando le regole costruttive del nuovo Ordine. Venne consacrata da papa Onorio III nel 1217 e, nonostante i numerosi restauri, la sua struttura è rimasta, nel tempo, pressoché immutata.