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Chiostro

Autentico cuore del monastero, il chiostro è il punto di riferimento dell'intero complesso. Attorno ad esso si articolano la chiesa, l'armarium, l'aula capitolare, il locutorium, le sale di lavoro dei monaci e il calefactorium - adibite attualmente a museo e pinacoteca - il refettorio, i dormitori.

Nel chiostro i monaci passeggiano, leggono, meditano, fanno le processioni nei giorni di solennità; un tempo vi si riunivano a fine giornata per l'ascolto della lettura spirituale e per la celebrazione della compieta.

Il chiostro è propriamente il luogo del silenzio, inteso non solo come norma disciplinare ma soprattutto come condizione indispensabile al dialogo con Dio nel silenzio della contemplazione, il monaco, messo al riparo dai pensieri mondani, medita sui beni dello spirito. E' il luogo dell'incontro dell'uomo con Dio creatore e redentore; è la scuola della dilezione dove il monaco fa esperienza dell'amore fino all'unione mistica, all'incontro nuziale dell'anima con cristo.

La struttuira quadrangolare del chiostro - imprescindibile regola dell'edilizia monastica - è legata al significato simbolico del numero quattro che, nella cultura antica è ritenuto il numero che esprime l'universo: la terra che poggia su quattro colonne, i quattro elementi dell'universo, i quattro punti cardinali, i quattro venti, le quattro stagioni.

Le quattro gallerie - da qualle ad ovest a quella a sud - indicano e riproducono simbolicamente il percorso umano e il pellegrinaggio spirituale del monaco verso l'amore perfetto di Dio: il disprezzo di sè, il disprezzo del monado, l'amore del prossimo e l'amore di Dio. Ogni lato ha la sua fila di colonne alla cui base vi è la pazienza.

Il giardino interno riproduce e riecheggia, in piccolo, la varietà, la bellezza e l'armonia del cosmo, in cui i quattro elementi sono non solo rappresentati ma riprodotti: la terra che vi è coltivata, l'acqua che vi sgorga, l'aria in cui è avvolto, la luce da cui è inondato. Per questi motivi il chiostro assume una forte valenza teologica, morale, spirituale e mistica.

Il chiostro dell'abbazia di Casamari è circondato da portici coperti da una sola volta a vela e chiusi da una spessa muratura: su ogni lato si aprono quattro bifore a tutto sesto e una porta d'accesso allo spazio interno, suddiviso da aiuole che convergono verso il puteale della cisterna centrale, che poggia su un basamento ottagonale con colonnine tonde agli angoli.

Le bifore, di differente fattura, sno formate da snelle colonnine binate - ora lisce, ora scanalate a linea spezzata ora a treccia - sormontate da capitelli a crochet dalle forme più svariate, con elementi figurativi rapidi, allusivi ed evasivi.

Particolare attenzione merita un capitello nel lato sud del chiostro, in cui sono raffigurati, secondo la tradizione, i volti di Federico II, del suo segretario Pier delle Vigne e di Giovanni, abate di casamari e cancelliere dell'imperatore. a ricordo del soggiorno e dell'affiliazione di Federico II a Casamari nel 1222.

L'attuale copertura delle quattro gallerie, che sostituì nella prima metà del XVIII secolo l'originaria tettoia di legno, presenta piccole vele in corrispondenza delle bifore e delle porte degli ambienti principali.

La galleria orientale è caratterizzata dalle grandi finestre a sesto acuto della sala del Capitolo e dai tre eleganti portali di cui il primo immette nel locutorium - un suggestivo e ben proporzionato corridoio che conduce all'esterno verso i campi - il secondo nell'aula capitolare, il terzo nell'armarium - l'antico archivio dell'abbazia in cui venivano conservati i documenti giuridici - costuito con due piedritti, abbelliti da colonnine rinforzate da anelli centrali, cge sostengono un arco a sesto acuto chiuso da una lastra con un oculo centrale, la sola fonte di aria e di luce del locale.

A causa dell'estrema desolazione riferita dalle cronache dell'inizio del Settecento, il chiostro di Casamari venne integralmente ristrutturato nella prima metà del XVIII secolo con l'impiego di materiali di recupero dell'antico, splendido chiostro dell'abbazia di cui parlano i cronisti del tempo.