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Uscendo dal refettorio si ritorna nel chiostro. Dalla galleria del lato sud una porta introduce nelle antiche sale di lavoro dei monaci e nel calefactorium, un ambiente provvisto di un camino dove i monaci andavano a riscaldarsi e a leggere e meditare nei giorni particolarmente freddi.

In queste sale - ristrutturate nel '700 dal cardinale Annibale Albani, allora abate commendatario - sono conservate una serie di reperti archeologici, gran parte dei quali rinvenuti nelle immediate vicinanze dell'abbazia, e le tele che un tempo erano esposte in chiesa e in altri ambienti del monastero.

Il materiale archeologico è databile dalla preistoria all'età romana: cippi marmorei, are pagane, frammenti di pavimento a mosaico, epigrafi, statue, monete, ex voto in terracotta, vasi e lucerne fittili, anfore, unguentari, una zanna di elephas medirionalis, rinvenuta nel 1923 a quattro metri di profondità nel letto del torrente Amaseno, e una serie di monete greche e romane. Queste ultime risalgono al periodo repubblicano e all'età imperiale di Nerone, di Traiano, di Adriano e di Costantino.

Tra le tele più interessanti segnaliamo L'elemosina di san Lorenzo di Giovanni Serodine (1600 ca - 1630 ca), Gesù e la samaritana, copia da Annibale Carracci (1560 - 1609), il Riposo durante la fuga in Egitto, copia da Simone Cantarini (1612 - 1648), La Maddalena attribuita al Bilivert (1585 - 1644), Il martirio di san Lorenzo di Francesco da Castello (1541 - 1621), il Compiato su Cristo morto, copia dal Guercino (1591 - 1666) e le pale d'altare di Onofrio Avellino (1674 - 1741) che raffigurano, la prima, san Benedetto e san Bernardo, la seconda, san Giovanni Evangelista e san Giovanni Battista, la terza, san Matteo Evangelista.

In questi locali sono conservati anche i resti di pregevoli affreschi, degli inizi del XIII secolo, che ritraggono il martirio e la beatificazione di san Tommaso Becket, staccati dalle pareti della vicina chiesa di Reggimento.